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sabato 26 novembre 2011

la terra delle rane


Pronti? Mulinello?
Vecchia volpe, che stai facendo? io? Sono qui che sto leggendo un libro. No il giornale mi ha stancato. Non se ne può più di tutta questa ciarda. Il nostro Paese? Una stalla. Come dice qualcun altro un Paese di bucatini. Nemmeno più un paese di pizza che adesso ci stanno gli Egiziani a farla al posto dei Napoletani. Almeno quelli che, la guerra, preferiscono farla con la mozzarella ed il pomodoro

Ogni giorno alle 18,00, arrivava la telefonata, puntuale, come se il telefono avesse il timer. La facevano a turno. Da una vita. Da quando si erano incontrati per la prima volta bambini sulle sponde del fiume a cacciare i ranocchi. Poi, i ranocchi erano diventati sfide a rimbalzo di sassi sul pelo dell'acqua che a quei tempi era ancora d'argento e poi gare di pesca: cavedani, trote, lucci. I lucci erano i più brutti con quelle bocche spalancate da drago, ma tirarli fuori era un'impresa e dopo esserci riusciti, con l'ernia che rischiava di spuntarti fuori da un rene come un alien, ci si sentiva sempre degli eroi e si tornava a casa più contenti. All'inizio della loro amicizia c'era stata un po' di diffidenza: normale, visto che si contendevano lo stessi fazzoletto di terra, la terra delle rane. Si erano
studiati a lungo guardandosi negli occhi. Poi, l'uno aveva constatato che sul fondo dello sguardo dell'altro non si trovavano alghe pericolose o mostri subacquei e quindi ci si poteva fidare. Da lì avevano stretto il loro patto silenzioso. Per tutta la vita.: Amici. Uno era Lenza, l'altro era Mulinello. Due parti dello stesso strumento e la passione per quei confessionali in riva al fiume. Già perchè si mettevano lì nascosti nel verde sacro della natura. Il fruscio del canneto era l'incantatore che li invitava a parlare, mentre preparavano la pastura per i pesci e attaccavano le lenze all'amo. Poi, il fiume raccoglieva i loro pensieri e le loro memorie e li portava via con sé e scendeva il silenzio mentre i pesci facevan le bolle e andavano incontro al loro destino.
Fu su quella sponda che Lenza rivelò all'amico che si era innamorato per la prima volta. Mara, era questo il suo nome.
Fu lì che Mulinello pianse ed il suo dolore finì nel fiume a dissetare i lucci, quando morì sua madre e Lenza era lì a consolarlo. Fu Lì che Lenza chiese a Mulinello di fargli da testimone al suo matrimonio con Mara. Fu sempre e solo lì che Mulinello raccontò di aver problemi a casa e più tardi di aver perso il lavoro .
E gli anni passarono anche da lì. Il fiume da argento divenne color fango, i canneti cominciarono a stonare come flauti spezzati, le rane emigrarono al sud o forse non c'erano mai state e le avevano sempre sognate. C'erano sempre meno trote e cavedani e i lucci erano diventati sempre più mostruosi e pesanti per essere pescati. E si dovevan pescar quattrini per andare avanti e far studiare i figli.
Ma la telefonata delle 18,00 arrivava precisa e puntuale e Lenza e Mulinello continuavano a raccontare come se il fiume fosse stato lì con loro. Magico. L'ombra dei canneti che sfarfallava sui muri di casa.
Ore 18,00. “Oggi mia figlia ha fatto l'ecografia. Si sa finalmente il sesso. Avrò una nipotina”.
Ore 18,00. “La Laurea di Giulio è stata come pescare la prima trota quando si era ragazzi. Ti ricordi che bestia?Poi siamo andati a festeggiare. Abbiamo mangiato delle robine buone. A proposito che ti prepara Mara stasera?”
Ore 18,00. “Non vorrai mica mancare? Si festeggia le nozze d'argento e te che sei stato il testimone devi esser con noi. "
Ore 18,00. “Oggi son stato all'ospedale a ritirare le analisi. Te lo dicevo, io. E' come credevo. Ricordati ciò che ti ho chiesto. Diglielo a lei che urla e strilla quando le dico che voglio finire lì. Voglio finir nel fiume. "
Ma che razza di …...! Lo sai che Giulio è dottore e conosce i migliori specialisti. Sarai tu a sotterarmi. Dai che questa primavera si torna al fiume.”
Quell'inverno Mulinello si ammalò.
Una sera di fine marzo alle 18.00 a casa di Lenza squillò il telefono.
Pronto?” domandò Lenza.
Non rispose nessuno dall'altro lato, ma Lenza riconobbe lo sciabordio dell'acqua e il fruscio di foglie nella terra delle rane.

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