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sabato 26 novembre 2011

La ragazza di Santec


L'avevano soprannominata la ragazza dal vestito rosso. Sì perchè da quando era comparsa all'inizio dell'estate nel piccolo villaggio di Santec sulla costa nord orientale della Bretagna, era stata vista indossare da sempre quell'abito rosso. Era giunta in punta di piedi, ma il rosso del suo vestito era come uno schiaffo violento al volto monotono di quella cittadina i cui abitanti conoscevano solamente il blu del mare e del cielo ed il bianco delle case dei pescatori.
Nessuno conosceva il suo nome, né sapeva da dove venisse. Una volta il Dott. Baptiste Ambroise provò ad avvicinarla per domandarle qualcosa o darle semplicemente il benvenuto nella piccola comunità, ma guardandola in volto non seppe proferir verbo e fu preso da tale emozione che divenne rosso come l'abito della giovane. Avrà avuto all'incirca ventanni. Capelli castani lucidissimi raccolti in una morbida acconciatura che lasciava scoperto il collo bianco e immacolato. Il suo corpo flessuoso come un giunco esaltava l'eleganza della sua andatura. I suoi occhi, a quanto riferì il Dott. Ambroise erano color nocciola, ma non poteva esserne sicuro vista la rapidità con la quale era battuto in ritirata, vittima della soggezione che la ragazza gli aveva procurato. Non sapeva neppure lui spiegarsene il motivo.
Ogni giorno la ragazza sedeva sul molo nel suo abito leggero di seta, con il collo agganciato all'orientale. E passava tutto il giorno a fissare l'acqua del mare. Guardandola da lontano assomigliava ad un papavero tenace e solitario cresciuto su un molo anziché in un campo di spighe.
Niente turbava la sua immobilità divina. Nemmeno i ragazzini che ogni pomeriggio andavano a giocare a palla nei pressi del molo. Era soltanto lei ed il mare. Lei e quel punto del mare. Un flusso continuo e sacro.
I giorni passarono, i mesi ne fecero un sacco e li portaron via con sé. Blu, bianco, rosso. Ormai quel colore apparteneva a quel paese, era divenuto il suo stesso cuore gonfio di mistero.
Si racconta che sul finire del mese di agosto, quando giunsero i primi temporali ad annunziare la fine dell'estate, la ragazza dal vestito rosso fu vista starsene là in riva al molo, come ogni altro giorno, sotto quella tenda di pioggia continuando a fissare quel punto dell'acqua. Era talmente concentrata e racchiusa in sé che quasi schivava le gocce.
Un pomeriggio la palla di uno di quei ragazzini che giocavano lì vicino, andò a rotolare proprio accanto alla giovane.
Julienne, un ragazzino dai capelli rossicci, un viso tondo pieno di lentiggini, si avvicinò alla ragazza per riprendere la palla. Accadde quello che non era mai successo prima. Come risvegliata da un sonno remoto, fuggita alla sua trascendenza eterna, la fanciulla si girò e fissò il ragazzino per alcuni minuti. Più tardi, Julienne sarebbe andato in giro a dire che gli occhi della ragazza non erano nocciola, ma verdi ma di uno di quei verdi come non se ne vedono in terra, un verde diverso, profondo e liquido, in cui ci si può smarrire per sempre.
Successe che il giorno seguente la fanciulla non fu vista seduta al suo solito posto.
La notizia si diffuse rapidamente per la piccola cittadina come i cerchi concentrici attorno ad un sasso gettato nell'acqua. E allora tutti gli abitanti temendo di aver perso per sempre la fanciulla dal vestito rosso, accorsero al molo per vedere con i propri occhi quel che non c'era più ed era come se ci fosse sempre stato.
Arrivarono in cima al molo, come tante polene curiose. E guardarono. Guardarono ricalcando lo sguardo scomparso della ragazza dal vestito rosso. Il punto esatto che ogni giorno da tre mesi la ragazza fissava come per custodire un segreto. E la videro. In fondo al mare attorno ad un cuscino di alghe color smeraldo palpitava una stella di mare di un rosso sovrumano, lo stesso rosso che avvolgeva magicamente la ragazza di Santec.

 

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