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venerdì 16 novembre 2012

IOra


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Alcuni la chiamano Tour Eiffel
io la chiamo 
la mia anima
nell'istante
in cui tutto si accende

domenica 11 novembre 2012

Foglie e minuetti d'autunno


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"V'era, in questa disposizione degli animi, non un senso timorato o bigotto ma l'inconscio rifugiarsi fra gli affetti più cari come per saggiarne la consistenza, un sentimento che andava al di là dell'occasione dimenticata o quasi. Era ben visibile, in ciascun volto, la contentezza di avere una famiglia e di sentirsi tutelati in essa."
 (Vasco Pratolini)

La domenica mattina, una come queste, piovose, autunnali, ballavo sui piedi di mio padre. Mi pareva di volare. I miei piedi non erano mai sicuri come in quei momenti. E sceglievamo le canzoni folk, irlandesi. Quelle melodie che ti fanno venire in mente gnomi, fate, cacciatori innamorati e principesse. Una come queste:


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Odi, Orazio - Libro II XVI


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Ma quei del poco è lieto, a cui sul desco

Tenue del padre la saliera splende,

Nè i lievi sonni trepidanza o brama

Sordida invola.




Perchè noi, forti per sì picciol tempo,

Faticar tanto? A che mutar paesi

D’altro Sol caldi? Chi la patria lascia

Fugge sè stesso?

Normalità speciale


http://life.time.com/



Le storie comuni per persone speciali.

mercoledì 7 novembre 2012

Tra i banchi di nostalgia...

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Alice: “Per quanto tempo è per sempre?” Bianconiglio: “A volte, solo un secondo.” 

(Lewis Carroll)

Salto all'indietro o passo avanti del gambero. Stamani sono tornata una liceale per la durata del percorso dell'autobus. Autobus n. 6. Il mio, quello dei miei 14 anni. Lo aspettavo ogni mattina con lo zaino sulle spalle grosso e pesante come un ferro da stiro (era sempre pieno, non ho mai condiviso i libri dei compagni di banco, erano loro a condividere i miei) e d'inverno quando faceva freddo e c'era nebbia, aveva un fascino tutto suo. Assomigliava ad un oggetto di cartapesta sulle ruote che veniva da lontano, dai sogni di chi era a bordo e che aveva ancora gli occhi abbottonati per il sonno. Ricordo un paio di signore che puntualmente erano sedute nella fila di sinistra (montando dalla parte dei conducente) e chiacchieravano un sacco. Una di loro aveva i capelli opachi e vaporosi e delle grosse buste di plastica ai piedi (io ci inciampavo, ogni volta). Compariva dal fondo della strada il 6, lento e arancione, con una lampadina pallida sul davanti: 6.
Oggi, causa guasto alla macchina, ho rifatto quel percorso; senza zaino sulle spalle. Ero circondata da gruppetti di studenti, con il loro chiacchiericcio addosso e la musica dei loro i-pod. Mi sono sentita distante. A proposito, gli zaini. Adesso sono di moda quelli dell'East Pack e della Napapijri. "Napa-chè...?"avremmo detto noi, noi generazione dell'Invicta e degli Seven. Quelli di ora sono più piccoli, forse perché anche i vocabolari ed i libri di testo si son rimpiccioliti. Ma ancora qualcuno di quelli simili a come ero io, l'ho visto. L'ho riconosciuto dallo sguardo e da qualche preoccupazione sulla fronte. 
Adesso chiudo, vado a fare una versione: greco (antico).
p.s. chissà che fine ha fatto il mio banco, quello su cui avevo scritto con l'uniposca indelebile il mio nome e un saluto per gli eredi :)

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lunedì 5 novembre 2012

Cicli storici e colpi di tosse.

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"..di ciò che non torna più, è l'odore che mi 


torna.." 

(Roland Barthes)


Oggi ...niente di particolare: come piace a me. Di ritorno da una piccola commissione, incrocio all'uscita di una scuola elementare un padre con il proprio figlio (se non era uno gnomo, doveva essere il figlio) che tossiva come un pelicosauro:
"senti che tosse che c'hai. Stasera si riprende lo sciroppo."
Dio, che dolcezza che ho provato, che voglia di tornare piccina,piccina,  in mezzo alle cure dei miei. Un colpo di tosse e mi vedo grande. Irreversibilmente grande.

domenica 28 ottobre 2012

Caro....



Certe ricette non sono ricette
sono l'unione naturale
di verità saporite.

Strano come certe cose si attraggano, ne portino dietro altre. Certe parole, poi, si mescolano, si rimescolano, come gli ingredienti di una ricetta, come due onde che si accavallano, si rincorrono, e l'intreccio travolge anche l'essenza di quelle parole, tira fuori il muscolo che sta dentro la conchiglia. Pochi giorni fa una persona cara ha tirato fuori dalla scatola dei ricordi, un'immagine cara.  Semplice, umile ricordo bellissimo. Parlava di quando una zia era solita  preparargli per merenda il pane con l'olio. Semplice, umile sapore buonissimo. Quelli più semplici, poi, sono quelli che non si dimenticano. Ho ripensato immediatamente alle merende a casa dei nonni e della zia.  Il tavolo di legno di ciliegio, la tv accesa sulla RAI, odore di stoffe di fili arruffati, e il pane, olio e sale. Certe volte sfilavano sul tavolo le varianti: pane, burro e sale, pane, burro e zucchero, pane olio e pomodoro. Ci ungevamo sempre le mani e la merenda finiva con noi nipoti a leccarci la punta delle dita e a fare cerchi sul piatto per cancellare le tracce dell'olio buonissimo.
Nonno. Nonna. Zia. 
Caro.
Cara.
Cara.
Cari.
I miei talismani. Le vostre carezze.

Plic, ploc time.

Ah la pioggia....musa di liriche, motti, carambour del tipo Siamo uomini o temporali (cit. A. Bergonzoni), la pioggia è fatta per essere condivisa.....Mi è anche un pò mancata, Cassandra, Berenice, Cassiopea o qualunque nome abbia o le abbiano dato i nuovi Omer-eteologhi, ultimi poeti dei fashion media.
Insomma rieccoci a scrivere, a far precipitare sul foglio-page-post ogni parola che viene, come ogni goccia che oggi cade addosso.


.....uomo
sputo schiacciato dalle stelle
baccalà inguaiato sulla terra
da una luna delusa
che canta,
tuttavia.


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domenica 30 settembre 2012

Alla prossima

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In bilico tra tutti i miei vorrei non sento più quell’insensata voglia di equilibrio che mi lascia qui sul filo di un rasoio a disegnar capriole che a mezz’aria mai farò.. non senti che tremo mentre canto è il segno di un’estate che vorrei potesse non finire mai.
(Estate, Negramaro)
Ci siamo. Qualcosa bolle in pentola: oggi aria gonfia, afa. Il cielo si è riempito di nuvoloni come grossi funghi. Credo proprio che l'estate stia per salutarci tutti quanti con un bel temporalone a chiusura della sua ouverture (almeno noi, che ce ne stiamo in questo angolo di mondo). E quando noi ce ne torniamo in ufficio, è lei che se ne va in vacanza risucchiata da una conchiglia su qualche spiaggia lontana, portando via con sè rondini, grilli, gelati e pelle color biscotto. Beata lei che non conosce crisi, a differenza delle mezze stagioni e ci lascia nel bel mezzo di una mezza-stagione che non ha niente a che vedere con l'autunno!Noi invece restiamo qui a far la muta come i serpenti e non c'è doposole che tenga. A proposito ho il vago sospetto che il monitor del pc abbia un effetto sbiancante. E così il tempo torna a far le capriole: mi vengono in mente le palline con la neve dentro che puoi capovolgere.
E anche questa stagione sfarfalla in un battito di ventaglio. Ha ormai finito l'ultimo giro di giostra, quella più colorata e rumorosa: questa estate, ma puoi prendere anche un'estate a caso, sta sfumando. Il solito rituale, no, dice la canzone?Il tempo di sorseggiare una granita al limone e già devo rimettere a posto costumi e parei e le mie adorate infradito. So già che dietro ad un morso alla schiacciata con l'uva, troverò ad aspettarmi lo scatolone con le palline di Natale ed un rametto di vischio.

venerdì 15 giugno 2012

Mi rifletto nella panzanella


« E che ce vo’
pe’ fa’ la Panzanella?

Nun è ch’er condimento sia un segreto,
oppure è stabbilito da un decreto,
però la qualità dev’esse quella.

In primise: acqua fresca de cannella,
in secondise: ojo d’uliveto,
e come terzo: quer di-vino aceto
che fa’ venì la febbre magnarella.

Pagnotta paesana un po’ intostata,
cotta all’antica,co’ la crosta scura,
bagnata fino a che nun s’è ammollata.

In più, per un boccone da signori,
abbasta rifinì la svojatura
co’ basilico, pepe e pommidori. »
(Aldo Fabrizi)

D'estate le tavole toscane sfoggiano piatti giganteschi di panzanella. E' una pietanza povera fatta di pochi ingredienti: pane molle, pomodoro, cipolla, basilico, il tutto condito con olio, aceto e sale. Poi, ce ne sono alcune varianti, anche più ricche. Io l'adoro perchè l'associo alla mia infanzia, alla mia e-state fa! ricordo che durante le vacanze estive, quando tornavo a casa la sera, dopo aver passato il pomeriggio a giocare con mio cugino e mia sorella in giardino, speravo sempre che mia mamma avesse preparato una panzanella fresca e saporita. I colori delle mie giornate spensierate finivano lì, nel piatto....ed ero semplicemente felice!Bastava così poco. Ancora una volta mi accorgo che la felicità risiede proprio in poche, semplicissime cose, basta avere le papille gustative -anche sul cuore- per assaporarle.

venerdì 8 giugno 2012

Memorie sotto vetro.



Tutti abbiamo una teca della nostalgia: il sapore delle ciliegie sul primo scaffale in basso, la prima conchiglia trovata sulla spiaggia dietro la tazza bianca e blu della gita al mare sul secondo, il cassetto dei fili della nonna insieme ad un tramonto arancione liquefatto nello stomaco. Capita, ogni tanto,  di tuffarci la testa  fino a sentir pungere le narici per l'odore del legno e per quel tanto che non ritorna e che è sempre troppo. Un vento magico e caro arriva fino alla radice dei capelli proprio come una carezza dal cielo. E finisce lì tutto il succo del tempo, quello sacro, quello più antico. Un respiro lontano sotto vetro come un dolce souvenir .

mercoledì 21 marzo 2012

Spring

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Il menù di oggi
offre
marmellata di sole su Firenze
e
un assaggio di primi amori sui colli
con contorno di primavera
....


sabato 26 novembre 2011

Specchietto per ricordi


Pechè guardandoci indietro
dovremmo vedere
solo baci


Vendemmia e equazioni


Vendemmia in Chianti
di Cesare Marchesini, olio su tela, 70x50 cm



WINE&FOOD(+ART): living proof that simplicity is the secret to happiness

venerdì 25 novembre 2011

Time

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Presto, che è tardi, presto che è tardi
(Bianconiglio, Alice nel Paese delle Meraviglie)


Deve esserci qualcosa che non funziona. Nel meccanismo dell'orologio intendo. E precisamente nell'arco di tempo che va dal momento del risveglio a quello di mettere (coraggiosamente) i piedi dal letto (recalcitranti e piagnucolanti, che ti gridano dal basso abbipietàdinoi). Perchè ogni volta che apro gli occhi e mi accorgo che mancano ancora 15/20 minuti di 'futuro' prima del 'presente - alzarsi' (e così mi rigiro beata dentro al mio morbido piumone) ecco che nel giro di 5 secondi, i 15/20 fanno già parte del passato. I 15/20 minuti concessi per fare qualche sogno in saldo con quel che resta dell'incoscenza notturna e visionaria, si trasformano in 5 odiosissimi secondi, 1,2,3,4,5. E scatta l'ora x. Ma com'è possibile? E in questo trucchetto son coinvolti tutti: dall'orologio da polso regalo della Laurea, alla sveglia, al cellulare. Tutti maledettamente d'accordo nel segnare l'ora sbagliata, nel far girare le lancette o i numerini del dispaly alla velocità della luce. Anzi, mi correggo di un neutrino. Potessi, ci metterei un autovelox.  Eppure 15/20 minuti di ceretta, son 15/20 minuti; 15/20 minuti di esame del sangue son 15/20 minuti; 15/20 minuti di fila alle Poste son 15/20 minuti. Ma è possibile? qualcuno di voi conosce l'antidoto?tanto lo so che domani ricominciano!

domenica 20 novembre 2011

Sparkling

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Quelle stelle che nel Nord, nelle notti chiare, sono lacrime ghiacciate tra miliardi di altre, la via lattea di gennaio come caramelle d'argento, veli di gelo nell'immobilità, che lampeggiano, pulsando al ritmo lento del tempo e del sangue dell'universo.
(J. Kerouack)

A volte avverto la necessità di rifugiarmi in spazi grandi. E mi accorgo che ho bisogno di loro. Le stelle. Non per romanticismo, ma direi più per egoismo, esigenza di un dolce 'me con me'. Le stelle hanno un potere grande, curativo: fanno capire chi sei, almeno per un pò, perchè poi loro restano lassù, lontane dal NonnoTempo, poichè la saggezza sta in alto. E quando alzo la testa e le vedo: magia. Confortano e parlano: dal mistero del cielo ai misteri di quaggiù. Le cose intorno riprendono la giusta dimensione e tornano al loro posto, in armonia. Sì perchè le cose in basso spesso hanno il vizio di confondersi, sgualcirsi, prendere una forma cattiva, mentre le stelle sono sempre esattamente al loro posto, formando disegni bellissimi. Reti da pesca del cielo, che catturano i nostri desideri, ricche ed eterne. Spero che stasera mettano a fuoco i miei pensieri, religiosamente. Ecco avrei bisogno di parlare con loro, le mie antiche sacerdotesse, silenziose e perfette. Solo loro sanno farlo. Solo loro sanno consigliare le cose buone, e nel farlo brillano di più. Fateci caso.




sabato 19 novembre 2011

Racconto terrestre o notte di S. Lorenzo vista dalle stelle


« Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere. »
(Stendhal - Henri-Marie Beyle)

Il mondo è la pista da ballo del cielo e le stelle cadenti non sono proprio cadenti, è che svengono nell'accorgersi quanta bellezza è quaggiù, e non solo tra di loro negli spazi sconfinati, come invece pensano superbe.
Così la notte di San Lorenzo, è la notte in cui si registra il maggior svenimento astrale, perchè le stelle vedono la terra nel suo massimo splendore. Allora, ogni forma di vita perde rigidità, diventando rotonda e piena di  nettare. Il calore si mischia all'ossigeno dell'aria carezzandola finchè questa si addormenta come dopo un'anestesia di piacere e d'abbandono. Lo zefiro scende a vegliare timido su di lei, cullata da una dolce ninna nanna. E questo calore si diffonde sui sensi, facendo innamorare i frutti della terra, quelli che crescono sopra e sotto gli alberi, fino a farli struggere di emozioni, sfacciate fino al nocciolo e laggiù fino in fondo all'anima. Mentre i colori si spalmano su ogni angolo, su ogni curva e insenatura: i prati del Nord diventano giada trasparente, quarzo le sabbie coralline e rubino i cuori, come quelli degli eroi antichi e dimenticati. Il sole è un grosso pezzo d'ambra che suda nel cielo e e cola e fa piovere oro sulle ciglia delle sirene, sui capelli delle donne per far perdere l'aureola ai santi e l'dentità agli angeli. Ogni ombra è mandata in esilio sulla luna. E la luce dell'estate fa brillare terra e mare più del cielo. Così, le stelle, tutte piene di quella visione divina, dopo quella grande abbuffata di cose sublimi, cominciano a tremare e ad avere le vertigini come in preda alla sindrome di Stendhal. E le più delicate, le più sensibili, poi, perdono i sensi e precipitano giù. Alcune fino in fondo al mare.

Immagini con sapore

Forecast

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Se oggi seren non è, doman seren sarà. Se non sarà seren, si rasserenerà.
I parallelismi nelle cose. Eh già. Riflettevo sul fatto che esistono persone che mi danno i brividi, facendomi gelare globuli bianchi e rossi come tanti cubetti di ghiaccio ed altre che mi trasmettono la stessa sensazione confortante del piumone caldo quando fuori è inverno e nevica. Fenomeni di escursione termica. Da persona a persona.


venerdì 18 novembre 2011

Parole

“[…] Ecco come sono le parole, nascondono molto, si uniscono pian piano tra di l...oro, sembra non sappiano dove vogliono andare, e all’improvviso, per via di due o tre, o di quattro che all’improvviso escono, parole semplici, un pronome personale, un avverbio, un verbo, un aggettivo, ecco lì che ci ritroviamo la commozione che sale irresistibilmente alla superficie della pelle e degli occhi, che incrina la compostezza dei sentimenti, a volte sono i nervi a non riuscire a reggere, sopportano molto, sopportano tutto, come se indossassero un’armatura”.
José Saramago,"Cecità".
Quante parole in cerca di casa.....e di porte aperte. Ci son giorni in cui arrivano così, sfacciate e presuntuose, con l'urgenza di essere subito messe in vista nero su bianco, senza darti il tempo di un colloquio conoscitivo, di un appuntamento a tavolino davanti a qualche punto interrogativo, solo per il fatto che si sentono belle, appariscenti, alla moda con tutti quei lustrini addosso. Loro non hanno bisogno di aggettivi, bastano da sè. Quelle divorano le altre, esistono solo loro nella frase, la governano fino a bucare il foglio prendere il volo e centrare il petto e l'anima di chi legge.
Altre volte c'è bisogno di un forcipe per quelle timide e discrete che,invece delle luci della ribalta e degli applausi, preferiscono sarsene nascoste in fondo allo stomaco, desiderano raccontarsi storie solo tra di loro, gelosamente, lontano dal rumore dei tasti e dal fruscio della carta. Poi, però, scoperta l'esca giusta ce la puoi fare e le peschi da laggiù in fondo dove nuotano in mezzo al riso al pianto, alla rabbia nella profondità più profonda. Per un pò si dibattono, ribellandosi all'amo che le ferisce e le seduce allo stesso tempo, ma quando incontrano la luce fuori, si aprono come ventagli e ti soffiano addosso tutto il loro significato, la loro essenza segreta. Alla fine non piangono nè gridano, ma cantano.

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